IL SILENZIO È UN ORIZZONTE

IN CUI PERDERSI...

Una foto trovata per caso. Gialla e invecchiata in un cassetto di un viaggiatore.

Viaggiatore d'altri tempi. Quando internet sorgeva all'orizzonte e il sogno Jugoslavo si era appena sgretolato. Lasciai vagare i miei occhi in quella serpentina verde e infinita.

Fu la scintilla di un viaggio volto alla ricerca di un passato non dimenticato.

La strada è tortuosa. Un serpente di cemento. Curve che si alternano a silenzi. Il precipizio da una parte e la schiena del monte dall'altra.

In quella carreggiata appena sufficiente per una sola macchina non incontreremo persone. Solo la natura e i suoi suoni. 

Si alza una leggera polvere. Opaco e sospeso dietro un piccolo mantello cinereo il capolavoro della natura. 

Attimi di infinita attesa. La sconfitta della fantasia. Lei, incapace nei mesi precedenti di avvicinare quello che ora si mostrava ai nostri occhi. Abbandoniamo la macchina. Siamo rapiti da quei colori irrealmente saturi. Le mille tonalità del verde diradano verso il blu del fiume. Chimerico. Vegetazione palustre. Tappeti di ninfee a delimitare montagne precise e immobili.

Notiamo al nostro fianco una vecchia Wolkswagen blu. Abbandonata. Un paio di mattoni davanti alle ruote per evitarne la discesa. Tracce umane. Sorgeva su quell'ansa del fiume un hotel. Una bella terrazza e tre piani di camere. Il cancello è semi-chiuso ma sentiamo alcuni bisbigli in sottofondo. Entriamo. Decine di taniche d'acqua e diverse tovaglie stese a darci il benvenuto. Qualcuno tra quelle mure ancora vive. Bussiamo alla porta e ci accoglie una donna. Profonde rughe intorno a occhi diffidenti.

Misera apparenza. 

Pranzeremo su quella terrazza. Insalata e un paio di piccole trote del lago.

Un paesaggio condiviso con chi osserva l'evoluzione di quei colori ogni mattina. Con chi scandisce il tempo con i movimenti del sole. Con chi sogna un futuro diverso per il proprio Montenegro.

Vogliamo seguire il corso di quel fiume. Conoscere chi vive di quel fiume. Arriviamo a Rijeka Crnojevica. Superiamo i quattro archi di un ponte in pietra e rallentiamo alla vista di una piccola locanda. Umile. Qualche panca e lunghe assi di legno. Un uomo dal grembiule sporco ci fa segno di entrare. Impossibile rifiutarne l'invito. Lui un omone dai pochi capelli con due grosse mani unte pronte ad accoglierci.

Berremo due caffè bosniaci. Caldi fumanti. Serviti nella tradizionale džezva. Accompagnati da una ciotola di zollette di zucchero e una fildžan, la tozza tazzina di ceramica senza manico. Assaggerò una piccola dose di pesce fritti. In quella cornice, indimenticabili.

Arriviamo laddove il fiume diventa lago. Storie che si uniscono. Virpazar, la mecca per chi vuole scoprire i segreti di Scutari. La nostra è una piccola imbarcazione. Un corridoio di canneti precede l'ingresso al lago. Calmo e caldo. La barca lascia dietro di sé una leggera scia. Presto il nostro passaggio verrà inghiottito da quelle fonde acque. Stiamo danzando sulle note delle basse onde. Ci contempla la fortezza di Lesendro. Da leggendaria roccaforte a dimora di cormorani. Scenografia dei secolari conflitti tra montenegrini e conquistatori turchi. La tanto agognata "Chiave del lago".

Le paludose coste lacustri creano habitat complessi. Proliferano biodiversità vegetali e animali. Variopinti volatili si librano in cielo. Pellicani dalmata, cormorani pigmei, cicogne e aironi. Mi immergo. Sono parte naturale dell'ecosistema del lago. Innocui serpenti d’acqua strisciano accanto a me. Nell'aria danzano nervose libellule multicolori. Sbocciano dalle paludi ninfee bianche e gialle amorevolmente osservate da fitti e anziani bambù.

Spunta dall'acqua un complesso di pesanti pietre. Gattabuia ai tempi di re Nicola. Ricordato come il carcere di Grmozur.

Laddove impossibile era evadere e i condannati prevalentemente incapaci natanti. Prevalentemente per l'appunto.

In una buia notte d'inverno un prigioniero fuggì e in pochi minuti si tramutò in carcerato il carceriere del fuggitivo. Morì in quella stessa cella da cui fuggì un uomo divenuto libero per coraggio.

Mangio un priganice e penso a questo bislacco scambio di ruoli.

Formaggio fresco avvolto da una dorata pastella fritta.

Specchio d’acqua di una storia turbolenta. Popolata dagli Illiri. Conquistata dai Romani. Dominata dai Bizantini e dagli Ottomani.

Crocevia culturale di cui restano tradizioni, resti di antiche città, chiese e fortezze. Costellazioni in pietra oggi riposano sulla riva del lago. 

Brilla su tutte una stella. Una medaglia al valore. La madre della sollevazione partigiana della seconda guerra mondiale in Montenegro.

 

Torniamo sulla terraferma. Raccolgo un sasso e me lo

infilo in tasca. Terrò sempre insieme a me un ricordo.

Uno dei "soldi di Elena".

Lei, vagabonda solitaria dei Balcani e suora del convento di Shen Kolli,

lanciò nel lago monete d'oro che gli avidi pescatori

issarono come sassi...

I CONSIGLI DI BABELE

Il lago Scutari è uno dei tre gioielli naturali del Montenegro. La natura da queste parti non ha badato a spese.

Siamo arrivati al lago Scutari dalle panoramiche strade del Nord. Un itinerario iniziato tra i freddi occhi del Durmitor. Ben 18 laghi glaciali che osservano i temerari viandanti di quel massiccio. Il canyon scavato dalla forza del fiume Tara è stato la nostra stella Polare in quei fitti boschi che filtravano la vista del cielo. Un canyon che con i suoi 1300 metri di profondità è secondo solo al più famoso cugino del Colorado.

Il Lago Nero e le buie e dimenticate caverne montenegrine sono la fulgida rappresentazione della natura selvaggia balcanica.

Noi di Babele vi consigliamo di inserire sulle vostre mappa digitali Meterize tra la vostra posizione di partenza e le coordinate del

canyon Crnojevica. Solo in questo modo potrete vivere l'attesa che precederà la comparsa del canyon. Fino all'ultima curva il fiume resterà celato dietro alla schiena della montagna. Provare per credere cari amici Babilonesi.

Non c'è bisogno che sfreghiate la lampada di Aladino per queste coordinate.. senza che compaia il Genio a bruciarvi uno dei vostri desideri vi regaliamo ciò che andate cercando: 42.3630892, 19.0581311. Coordinate per un qualcosa di magico. Talmente magico che, con il dovuto rispetto, anche il Genio avrebbe faticato a concretizzare.

Dopo queste peripezie la vostra pancia urlerà giustizia. Se gli amici montenegrini dell'hotel non avranno niente per i vostri palati delicati, niente paura. Saltate sul vostro tappeto volante e dirigetevi al Nowy Most ai piedi del fiume Rijeka. Questo piccolo chioschetto vi aspetterà non appena attraverserete il primo ponticello in pietra di Rijeka Crnojevica. Non potrete sbagliarvi! Per poche monete vi riempirete lo stomaco. Ma date un limite alla vostra ingordigia perché vi aspettano ore di navigazione in compagnia della famiglia di Golden Frog. Accompagnati dalle sponde selvagge di questo lago multiforme raggiungiamo Virpazar. Questo paesino è il classico trappolone per turisti ma siamo certi che le imboscate dei plotoni di barcaioli presenti in zona non sortiranno alcun effetto sulle vostre menti ben addestrate. Noi di Babele avevamo già le idee chiare. Ad aspettarci c'era Ivana di Golden Frog. Una famiglia che da anni accompagna giovani e meno giovani Robinson Cruisoe attraverso i tesori nascosti di Scutari. Tempo di definire i dettagli dell'itinerario e il motore della lignea imbarcazione iniziava a scoppiettare. Ivana è una giovane ragazza Montenegrina preparatissima sull'ecosistema naturale del lago. Due ore di navigazione, qualche leccornia tra un tuffo e l'altro e la possibilità di noleggiare gratuitamente un cayak per andare alla conquista degli isolotti più sperduti. Vi consigliamo di prenotare con il dovuto anticipo contattando Ivana utilizzando il form del loro sito Internet. Tempo di realizzare di aver inviato il messaggio e riceverete la risposta desiderata. Non dimenticate di dire che siete amici della Torre di Babele.

Golden Frog ha un occhio di riguardo per noi Babilonesi. 

Siamo di ritorno sulla terraferma. Il tempo sul lago Scutari scorre seguendo regole tutte sue. Siamo ai saluti. Come sempre degli Arrivederci. Pronti a ripartire verso un'altra avventura balcanica con la certezza di aver conosciuto la personalità più ruvida e naturale di una terra unica capace di descriversi col proprio nome... Montenegro!

IL CANYON CRNOJEVICA... QUANDO LA REALTÀ SUPERA LA FANTASIA

BABELE ERRANTE™ - All Rights Reserved.