UN BICCHIERE DI VINO SENZA 

UN PANINO LA FELICITÀ

Scendiamo sottoterra. Superiamo un cancello in ferro battuto. Pochi metri quadrati di umidità.

Luce soffusa e qualche candela laddove il buio domina lo spazio. Alcuni bisbigli e una manciata di tavoli. Siamo nel posto giusto? Non lo so ma per qualche ora voglio dimenticarmi di tutto e

abbandonarmi alle parole di Gabor...

Fuori è freddo. Il cielo è azzurro. Pulito. Le torri del bastione dei pescatori ci osservano. L'aria ci prende a schiaffi la faccia. Dai resti di un chiostro domenicano del XIII secolo iniziamo la discesa. 54 scalini e la luce viene meno. Siamo nell'enorme sistema labirintico sotto la collina del Castello. Un labirinto scolpito e pensato durante il Medioevo incrocia la strada per questa cantina. Ci accoglie Gabor.

Pochi sorrisi e tanta passione per i vini della sua terra. Qualche parola di benvenuto e una manciata di pogácsa per pulirsi la bocca. 

Una piccola mappa dell'Ungheria viene abbandonata sul tavolo insieme alla primo di quel numero indefinito di bicchieri.

Gabor mi strappa il biglietto di sola andata per paesaggi così lontani. Un fischio nel vuoto e il nostro vagone parte verso il nord.

Regione di Eger. Vino rosso secco. Potente. Egri Bikavér.

Il sangue di toro di Eger e l'immediato rimando alla storia. 

Siamo nel 1500. Turchi ai piedi della fortezza di Eger si preparano allo scontro. Guerrieri Magiari brindando alla morte del nemico. Sbattono con forza brocche di vino dal colore sanguigno. Fitte barbe tinte di quel vinoso rosso escono dalla fortezza. A quella vista i Turchi urlano la ritirata. Ricorderanno ai posteri che videro Magiari dal vigore e dalla ferocia bestiale. Più simil a tori che umani.

Un sorso di quel rosso sangue di toro cambiò il corso della storia... guerriero, tutto fuoco e fiamma: un vino leggendario!

Brindano i bicchieri e rotoliamo sulle rive del mare Magiaro. Somló e il lacustre figliol prodigo Balaton.

A sua immagine un vino bianco. Invecchiato in botte. Dimenticato. Torbido e ossidato dal tempo. Contrappasso del gusto moderno. Bisnonno sempre presente ai pranzi delle domeniche ungheresi.

La più piccola area vinicola del paese imbottiglia le lacrime di una triste fanciulla. Lei che da tempo immemore abita le buie profondità del Balaton. Accovacciata piange dolore sul fondo. Lacrime dolci alimentano quel lago che i magiari chiamano mare.

Rimbalzo tra un'angolo e l'altro di quella cartina assaporando sapori e tradizioni di piccole comunità Ungheresi.

Si bevono vini ricercati.

Piccole cantine che producono nel rispetto dei loro secolari vitigni.

Vini che profumano natura. Sapori forti. Uve pure. Niente viene nascosto dalle artefatte richieste del mercato.

Quel vino ruffiano, grasso di sotterfugi e strutturato per ammassi di palati, da queste parti non viene nemmeno considerato. Il contenuto del bicchiere è il semplice risultato di braccia umane ancor devote alla viticultura.

Mi guardo intorno e mi ritrovo nel cuore della regione Tokaj-Hegyalja. 

La più antica regione vitivinicola ungherese. Tradizione pluricentenaria a servizio di un sol vino. Decantato. Osannato. Glorificato.

Re dei vini e vino dei re queste le parole di Luigi XIV di Francia.

Calde e soleggiate le ore diurne del tardo autunno. Fosco e nebbioso il cielo della notte. Nebbia figlia e madre. Nata dal contrasto termico dei fiumi Tibisco e Bodrog porta in vita la nobile muffa. Ci ringrazia la nuova arrivata donandoci caldi profumi: albicocca, nocciola, caramello e miele. Puttonyos di pasta Aszú ne definiscono la dolcezza. A dirigere quest'orchestra di sapori un'acidità avvolgente. 

La muffa, disgrazia per tanti e al contempo pepita enologica per pochi.

Gabor continua ad esser fidato compagno in questo mio viaggio enoculturale. Parole, ricordi e pensieri ricreano senza l'aiuto di futuristici ologrammi paesaggi d'Ungheria intorno al nostro tavolo. 

Rallenta il treno. Siamo al capolinea. Abbiamo passeggiato tra i vigneti Ungheresi. Bevuto l'essenza e la cultura di un popolo dalla lunga storia. Una pacca sulla spalla mi arriva dal capotreno. È una grande incoraggiamento.

Un vai e continua a scoprire. Un vai e continua a emozionarti davanti al diverso. Un vai e non fermare il tuo cammino per il mondo.

Fuori è buio. I fasci di luce dei gialli lampioni provano a farsi spazio tra la nebbia.

Nebbia fitta. Quasi materica. Vago per quei vicoli stretti.

Non ci sono volti sulla mia strada. Segui i ciottoli quadrati delle ordinate strade.

Osservo quelle case. Una al fianco dell'altra. Strette e poche finestre. A dividerle un sol cambio di colore dell'intonaco.

Uova dipinte in quelle poche vetrine dalle luci spente e qualche pover'uomo dormiente su un cartone.

Davanti a me il Danubio. Il grande specchio di questa città.

Acqua nera e profonda in cui perdersi e ritrovarsi...

I CONSIGLI DI BABELE

Faust wine Cellar è una garanzia in quel di Budapest. Se fate parte dei discepoli di Bacco non potete che considerare una salutare degustazione dal buon Gabor. Non sarà facile scovare questa cella sotterranea ma ogni fatica verrà ricompensata. 

Con buona probabilità arriverete dalla Chiesa di San Mattia. Vi troverete l'Hilton Hotel sulla destra. Entrate. E perchè vi faccio entrare? Semplicemente per fare un pit-stop al bagno. Nella cella non c'è nemmeno l'ombra di un vaso di maiolica e considerata la quantità indefinita di nettare divino che andrete ad ingerire vi consiglio di arrivarci "svuotati" di ogni liquido in eccesso. Niente paura. Non state facendo nulla di illegale. Vi è infatti un tacito accordo tra Gabor e il sig. Hilton per l'utilizzo della loro fossa biologica. Tornate fuori da questo luccicoso hotel e imboccate la prima stradina sulla vostra destra. Via Ibolya. Scendete le scale fino a raggiungere il livello del seminterrato. Proseguite a destra per circa 20 metri e vi ritroverete all'ingresso del paradiso.

Almeno per una volta non siate saccenti. Affidatevi a Gabor nel percorso di degustazione. Ma se il vostro Ego non conosce limiti e misura potrete anche scegliere da soli con quali vini confrontarvi. 6 oppure 9 bicchieri accompagnati da qualche quadratino di Pogácsa (un tipo di focaccina salata ungherese). 6.500 HUF per la prima offerta, 8.500 HUF per la seconda. 

Ci sono solo cinque tavoli nella cella. Cinque, hai letto bene! Vien da sé l'importanza di scrivere due righe per e-mail al sig. Gabor così da riservarvi un'assa di legno e due sedie. Siate provvidenti cittadini di Babele. Accaparratevi un tavolo con almeno un mese di anticipo.

Eccovi la linea diretta per l'Eden del vino Ungherese: faustbor@enternet.hu.

Vi riponderà sua maestà Gabor e mi raccomando..non dimenticatevi di dirgli che vi mandano gli amici di Babele!

E dopo?

A seconda del vostro tasso alcolico potrete girovagare per la città ammirando le sue bellezze in notturna o darvi il colpo di grazia dirigendovi verso i famosi Ruin Bar. Qualsiasi sia la vostra scelta fermatevi un momento nella piazza della chiesa di San Mattia. Il bastione con le sue sette torri, le guglie gotiche e quelle luci gialle nel buio della notte vi lasceranno un indelebile ricordo della perla del Danubio.

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