PENISOLA BALCANICA 

Caršija. Laddove un tempo si comunicava con lingue segrete il mio sguardo rallenta alla vista di quei due.

Vecchi uomini con profondi solchi della vita sul viso.

“Bentrovato mio caro Occidente” sussurra a fatica

quel curvo vecchio. 

Oriente... ero certo di incontrarti su quest’infausto ponte”

urla con occhi lucidi Occidente.

“Ho scalato le silenti e mistiche Meteore per giungere in Macedonia e osservare il tramonto sul lago di Ohrid. Una folle cavalcata nel parco Mavrovo mi ha portato al silenzio del canyon Scutari. Quei cevapcici alle gole del Cattaro mi hanno rievocato il ruggito notturno del Durmitor. E oggi sono qui, su questo ponte di collegamento. Abbattuto e ricostruito.

Iconico di quel che è stato. Severo monito per quel che sarà. 

E tu, Occidente, quale buon vento ti ha portato a me?”

Con gli occhi lucidi dall’emozione Occidente

rievoca i giorni passati.

“Tutto è iniziato nel timido lago di Bled dove un bizzarro pittore mi ha indicato la strada per scoprire la natura. Ho camminato nel buio delle irrequiete grotte di Škocjan e nella luce smeraldo dei laghi di Plitvice. Ti ho pensato immerso nei rossi riflessi del tramonto di Spalato. Ho pianto nella poesia malinconica di Dubrovnik e mi sono inchinato alla forza delle cascate di Strbacki buk. Vecchio mio, mi sei mancato!”.

 

Si osservano per un ultima volta, si abbracciano e estasiati proseguono il loro cammino. 

Lontani e distanti. Diversi e infondibili. Unici e incomparabili.

Chi non diventa pazzo non è normale!” urla uno dei due.

 

Goran Bregovic ascolta, fischietta, se la ride e se ne va!

 

Cigani...

Juriš!!!

 

Devla, mi džav te mange ando for?

Jek baro Kalašnjikov!

Kalašnjikov!

Kalašnjikov!

Kalašnjikov, Kalašnjikov!

Eeeeeeh...

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