AMATA SLOVENIA,

LACRIMA D'EUROPA.

Tradizione & Folklore

Monumenti & Cultura

Natura & Avventura

Viva la Vida!

Hakuna Matata

Lipica

Grotte San Canziano

Predjama

Gola del Vintgar

Ljubljana

Lago di Bled

Postojna

Amara nel buio profondo di Škocjan. Elegante tra le mani di quel pittore che solo a Bled poteva trovare conforto. Solitaria nelle stanze sepolte di Predjama risplende candida sulle criniere di Lipica.

Danzante sulle note delle diversità di Ljubljana, esplode nelle gole di Vintgar

agl’occhi stupiti dei monti Hom e Boršdei. 

Amata Slovenia, lacrima d’Europa. 

Correvano libere. Bianche criniere riflettevano libertà. Un racconto d’amore, orgoglio e incanto. Alla luce di un timido sole invernale una mandria di candidi selvaggi fuggiva alle regole. L’eleganza purosangue dei cavalli bianchi di Lipica. 

A schernire l’esteta del Carso si manifestò l’apparente squilibrio della natura. Sull’orizzonte un puntino si fece sempre più grande. Muovendosi dapprima indistinto si trasformò in un destriero nero come la pece. Un semplice preludio al susseguirsi delle più che benaccette diversità che incontreremo nel viaggio. Sfumature non sempre così immediate, capaci di affiorare lentamente dal substrato dei fiochi ricordi che seguirono a quei giorni. 

Uno stretto sentiero da seguire. I rumori della natura e i colori tipici di un bosco invernale. Parole bisbigliate in nuvole di fiato e le nostre mani intrecciate per difendersi da un freddo pungente. In quell’attimo eravamo onnipotenti anche se tremanti. Inebriati anche se impauriti al cospetto delle grotte di San Canziano.

Bussammo a un pesante portone per iniziare l’ascesa nello stomaco della terra. La temperatura diminuì e la vista si disorientò nel buio. Scale rocciose e stretti ponti sospesi sul fiume. Il rumore dell’acqua riempiva il vuoto lasciato dalla luce. Varcammo la soglia della grande voragine e il fiume Reka ruggì un verso profondo. Lontano.

Le poche luci artificiali vennero a mancare per qualche minuto. Il tempo necessario per concretizzare la forma del vuoto. Occhi aperti impotenti in uno spazio deformato. Inaspettato. Impercettibile. Indefinito.

Un brivido prima del ritorno alla realtà.

Eravamo di fronte al Gigante. Ci guardò dall’alto. Lui maestro silente dell’attesa. Stalagmitico signore della grotta. 

ll fiume Reka incalzò sempre più. Le sue urla ancestrali a segnalare l’ingresso nella grotta del Rumore. Nel ventre della Terra la bellezza assume spesso la forma dei suoi contrasti. La danza inebriante delle ombre ci accompagnò al ponte Cerkvenikov. Uno spazio destrutturato ai nostri piedi. Disorientata osservai le scalette abbandonate a strapiombo sulla sponda opposta. Oggi inaccessibili. In passato lignei trampolini per esploratori capaci di vedere il lume artistico del fiume Reka nel buio delle grotte di Škocjan.

Mi volto a guardare per un’ultima volta l’inconsistente velo di nebbia della grotta e solo allora realizzo che forse forse il nostro mondo si trova dentro al dente di un qualche titano a spasso per l’universo.

Quella sera mangeremo sotto le possenti travi di un vecchio fienile. Un gulasch d’asino fumante nel calore di un casolare di campagna.

I miei sentimenti, confusi e disordinati. Ricordo chiaramente che la notte sognai sagome di minatori sulla sponda opposta del ponte Cerkvenikov. Immobili mi chiamavano. Si trascinavano con le loro fioche lucerne sul fondo asciutto del fiume Reka. Crepato e spaccato come un piatto caduto a terra. In pochi attimi le luci svanirono in lontananza e nel buio scomparvero gli ultimi minatori di Idrija.

L’indomani rimasi distesa a guardare i nidi di argilla che le rondini avevano abbandonato. Il buongiorno dei padroni di casa fu un tagliere di formaggi della loro fattoria, le uova di quaglia, il pane del forno del villaggio. La gioia dipinta nei nostri volti. L’espressione di chi va cercando in ogni viaggio le mille tonalità della semplicità.

Postumia. Il lago alle porte della grotta del drago è ghiaccio. Danzano incerte sul freddo alcune famiglie di anatre. Tra i tanti becchi d’ardesia dalle ali nocciola svettano due vele arancioni. Una trama asiatica dall’inconfondibile ventaglio di penne variopinte.

L’anatra mandarina. Un’integrazione di abitudini inizialmente difficile. Un percorso di crescita che le ha portate oggi a condividere spazi e quotidianità. Mi piace immaginarli cosi i processi di integrazione del dissimile in natura.

Del drago beffato dal geniale pastore non v’è più ombra. Restano solo i suoi lontani discendenti a popolare le buie profondità del Carso. Un drago millenario inciampato nel losco tranello di un giovane di Postumia. Riempì di calce viva un piccolo vitello e abbandonò all’ingresso della grotta quella che fu la rovina del temuto concittadino. Calpestando l’avarizia il drago si avventò sull’agnello ma ben presto iniziò a ingurgitare acqua per dar freno alla propria sofferenza. Esplose poco più tardi e con la sua pelle venne fabbricata una borsa donata in riconoscimento al genio del pastore. Da quel giorno gli abitanti presero a valore il soprannome di mastri borsai. E se le leggende popolari stanno svanendo nei nebbiosi ricordi dei vecchi del paese, piccoli e misteriosi Proteus emergono di tanto in tanto dai grotteschi cunicoli per mantener vivo il ricordo del drago di Postumia.

Lo spettacolo è unico. Maestose conformazioni riportano alla mia mente le guglie gotiche di Notre-Dame. Canne d’organi calcaree costellano la Sala dei concerti. Piccolo assaggio ma impareggiabile preludio del fasto di Postumia: il Brillante. L’acqua, che lentamente scivola sulla stalagmite, dona al suo custode un colore bianco e ammaliante. 

Con un pizzico d’innata nostalgia per tutto quello che nel tempo va dimenticandosi, scrivo anch’io la mia gialla cartolina prima di uscire dal labirinto carsico. E con il timbro dell'ufficio postale sotterraneo sorrido pensando a quanto era ricca l’arte del condividere nel suo essere opulente di semplicità. 

Nello stretto abbraccio di una possente parete rocciosa svetta orgogliosamente il Castello di Predjama e risplende la leggenda del meno inflazionato Erasmo. 

Eroe d’altri tempi subì l’assedio delle truppe austriache. Forti nella crudeltà di tagliarli gli approvvigionamenti ma incapaci di spogliarlo del suo innato riso. Importava felicità dalle campagne limitrofe attraverso le segrete gallerie carsiche sotterranee al castello. All’ordine del giorno il barone scherniva i malcapitati assalitori abbandonando tra loro frutti evidentemente non di stagione o ceste ricolme di rarità culinarie per quelle circostanza d’assedio. Vino e viveri abbondavano tra le mura del castello e con loro la voce che vi fosse il demonio a spalleggiare Erasmo. Quando ormai l’ingegno stava prendendo il sopravvento sulle barbarie austriache, un vile servitore tradì Erasmo. Ucciso da una pesante pietra e pianto per giorni dalla sua compagna, la romantica storia di Erasmo è fedelmente rappresentata dal ritorto Tiglio che quotidianamente osserva amorevolmente il castello intagliato nel Carso.

Ljubljana luccica di aria natalizia. La neve accenna a cadere lentamente infilandosi silenziosa tra i ciottoli delle strette vie…

Una porta appannata. Druga Violina il nome della trattoria. Entriamo e il caldo ci abbraccia. Scopriremo più tardi che quel caldo non arrivava da una stufa a legno. Era calore umano. Ci sediamo e si avvicina un cameriere. Una persona diversamente abile. Diversamente abile nell’esprimersi a parole ma capace di parlarci con gli occhi. Arrivano i piatti tra le mani di una ragazza con sindrome di Down. Vivo questa situazione con inspiegabile estraniamento. Non posso accettarlo e voglio quanto prima abbattere queste irragionevoli barriere mentali. Mi avvicino. Ridiamo. Parliamo. E chissenefrega del cibo. La aiuterò a sparecchiare. Suonerà musica allegra e io fischietterò felicità sulle sue note. Ci spiegheranno più tardi che la materia prima di quello che abbiamo mangiato viene prodotta in una fattoria dove lavorano prevalentemente persone con disabilità. 

Riconsideriamo quanto più spesso possibile l’importanza del diverso scontrandoci volutamente

con realtà non pre-confezionate.

In questo ristorante non troverete stelle Michelin.

Troverete semplicemente stelle. 

Troverete uno spunto di riflessione. 

Troverete persone a cui la vita non ha sorriso ma che comunque sorridono alla vita. 

Center Draga il nome del progetto.

Druga Violina un concreto esempio di integrazione.

Meno quindici. L’aria fredda al lago di Bled picchia il viso. Camminiamo intorno a quella poesia fatta a isola alla ricerca di un riparo. Qualcuno è arrivato prima di noi, Goran. Lui pittore di strada dalla pittura ghiacciata. Il freddo aveva segnato anche il suo viso ma non fermava la sua arte. La sua profonda visione del mondo.

Mi ritrae in un pugno di minuti dietro a un quadro. Nasconde quel ritratto in una valigia piena di espressioni. Migliaia di istanti su tela. Ride forte. Fuma piano.

Ha studiato in Italia. Ma è tornato nella sua terra perché solo lì vuole incontrare la vecchiaia. Sette chilometri a passo d’uomo percorsi ogni mattina per specchiarsi nel suo fidato lago.

Per rivedersi, riconoscersi e capirsi.

Una quotidianità che scandisce i suoi giorni da tempi quasi dimenticati. Ci lascia il suo indirizzo. Chissà mai passeremo dalle sue parti saremo suoi ospiti ci dice.

Ci liquida. Deve lavorare.

È ora di congelare un’altro istante di lago sulla sua tela.

Ci allontaniamo dal lago di Bled per osservarlo dagli occhi di un volatile. Nell’erto sentiero dai colori autunnali la vita è ghiacciata, immobile. Passo dopo passo l’attesa si trasforma in ascolto. La natura come specchio. Momento di confronto e riflessione. In quel piccolo angolo di foresta rivivo attimi di passato. Grigi sensi di colpa e rigidi sospiri rimbalzano tra un tronco e l’altro come in un flipper. 

Potrei raccontare tanto di questo ricordo.. La sensazione di vuoto di fronte all’infinito. Il nostro soffocato urlo dall’alto del Mala Osojnica.

Ma alla gioia di quel volo non mi sento di aggiungere nulla...

Alla fine, cos’é un uomo nella natura?

Sogno correnti. L’inesorabile flusso dell’acqua. Ipnotico e meandriforme. Turbolento borbotta tra le pareti scolpite dalla maestria del fiume Radovna. Le pareti verticali dei monti Hom e Boršt a cornice dell’ennesima meraviglia slovena: le gole di Vintgar. Cascate, mulinelli e rapide. Un poemetto bucolico alla soglia delle Alpi. Passerelle di legno sospese a mezz’aria ondeggiano sul fiume Radovna. Il verde multiforme del bosco limitrofo a specchiarsi sulle sfumature smeraldine dell’acqua. Una leggera nebbia avvolge i tredici metri di canto della cascata Šum. 

Idillio?

Verosimilmente sì! 

 I nostri occhi non hanno ancora incrociato le gole di Vintagar. 

Ma presto o tardi le scopriremo nel seguire e inseguire queste briciole di sogni e tradurle in realtà...

 BACK   TO 

 TOP 

BABELE ERRANTE™ - All Rights Reserved.